Date tutto quello che avete e se non avete nulla da dare, datevi!”
Nell’estate 2009, dal 6 al 28 agosto, un gruppo di 7 giovani della nostra diocesi, dopo un cammino di preparazione durato due anni, hanno vissuto una forte esperienza di missione in Eritrea.
Abbiamo chiesto ad una di loro di raccontarci qualcosa.
Appena mi è stato proposto di scrivere qualcosa dell’esperienza vissuta quest’estate in Eritrea ho accettato ben volentieri perché ancora oggi ho un ricordo vivo di quei giorni ed è giusto condividere con gli altri il grande dono che Dio mi ha fatto.
L’idea della missione mi aveva sempre incuriosito ma non avrei mai pensato che un giorno, quello che per me era solo un sogno, si sarebbe potuto realizzare.
C’è voluto un cammino di due anni, tanta preparazione e alla fine un pizzico di “follia” (l’ultimo si non è stato facile dirlo) e l’Africa è iniziata a diventare una concreta possibilità nella mia vita!
Tante le difficoltà che hanno scandito il tempo tra la decisione e la partenza. Occorreva superare le ultime resistenze in famiglia (a dire il vero presto risolte) ma soprattutto trovare una struttura che ci accogliesse. Dopo vari tentativi e telefonate ci siamo accorti che l’impresa era più ardua di quanto avessimo pensato ma, quando avevamo ormai perso tutte le speranze, la PROVVIDENZA ha spianato anche questo ostacolo. Grazie alla disponibilità delle figlie della Carità di San Vincenzo dè Paoli che operano in Eritrea la partenza ormai era cosa certa. Ricordo ancora l’sms inviatomi per darmi la notizia; diceva: “siamo in volo per l’Eritrea. Preparate bagagli, famiglia ma soprattutto il cuore”. Da quel giorno lì, nella mia testa, sono passati tanti di quei pensieri, emozioni, gioie ma anche tante paure che ancora oggi ricordo.
Un settimana prima di partire abbiamo ricevuto il mandato missionario dal nostro vescovo. Durante una celebrazione liturgica molto semplice e informale mons. D’Ambrosio, imponendoci una piccola croce al collo, ci ha detto “Andate! Portate l’amore di Cristo. Non abbiate paura è la Chiesa di Lecce che vi invia”. Che emozione. Io, proprio io, ricevevo una responsabilità così grande. Veramente le vie del Signore sono infinite.
Finalmente arriva il tanto atteso giorno della partenza e tra saluti, pianti e abbracci la nostra avventura prendeva il via.
Dopo 10 ore di volo arriviamo ad Asmara (la capitale) ma la nostra destinazione è Hebo un piccolo villaggio nell’entroterra eritreo dove dal 1947 le figli della carità accolgono i tanti orfani provenienti da ogni parte della nazione. Durante il tragitto da Asmara ad Hebo pensavo: ”quando sarò arrivata cosa farò? Avrò la capacità e la forza per stare lì? La risposta a queste e a tante altre domande è arrivata quasi subito quando, giunti a destinazione, le suore abbracciandoci e facendoci sentire a casa ci hanno detto “in questo periodo vi chiediamo solo di abbracciare e coccolare questi bambini. Regalate loro tutto il vostro affetto”. Da quel momento i bambini sono diventati la mia famiglia, la mia “ragione”, la mia forza soprattutto nei momenti di difficoltà che non sono mancati. I loro sorrisi, i loro pianti, i loro abbracci, tutto è stato un dono immenso.
“L’Africa è magia. Quando tornerai sentirai il mal d’Africa”. Così mi aveva detto una cara amica che aveva già fatto un’esperienza di questo genere. Io non ci credevo ma invece oggi devo dire che è vero. Porto inciso nel cuore certamente la sofferenza per la povertà di questa terra ma soprattutto la gioia e la felicità della gente incontrata. Pur avendo poco o nulla ho visto trasparire in loro la serenità che si concretizza in generosità.
E’ per questo che auguro a tutti di fare un esperienza come quella che ho avuto la fortuna di fare io. “E’ donando che si riceve” scriveva san Francesco, ed è stato davvero così per me.
Mi sono fidata di Dio, del suo amore per me. Ho cercato di donarlo a questi mie fratelli ed ho trovato la vera felicità.
Voglio concludere ripetendo una frase che ho trovato scritta su un muro dell’orfanotrofio e che mi è rimasta impressa nel cuore. “ Date tutto quello che avete e se non avete nulla da dare, datevi!”.
Mariangela Cino



